Una stagione di speranza

Un tema di spicco del tempo di Avvento è la virtù della speranza. Nel prepararci al Natale, nutriamo un'aspettativa piena di speranza per il prossimo Messia. Ricordiamo le promesse di Dio e la fedeltà di Dio con cuori pieni di speranza. Questo è un buon momento, quindi, per meditare sulla virtù della speranza, con l'aiuto dell'enciclica di Papa Benedetto XVI, Spe Salvi.

In generale la speranza ci orienta verso un obiettivo futuro. È mirare all'obiettivo con una certa sicurezza che l'obiettivo può essere raggiunto, anche se non è ancora stato raggiunto. Con la virtù teologale della speranza, miriamo al fine ultimo della vita umana, quello che rende la vita degna di essere vissuta: «[Il] presente, anche se arduo, può essere vissuto e accolto se conduce a una meta, se possiamo essere sicuri di questa meta, e se questa meta è abbastanza grande da giustificare la fatica del cammino” (Spe Salvi 1).

C'è stata molta confusione nell'era moderna su ciò a cui dovremmo mirare esattamente. Con sufficiente riflessione arriviamo a renderci conto che nulla in questo mondo ci soddisferà, perché il mondo è finito: “Diventa evidente che l'uomo ha bisogno di una speranza che vada oltre. Diventa chiaro che gli basterà solo qualcosa di infinito, qualcosa che sarà sempre più di quanto potrà mai raggiungere» (30). Ciò che ci soddisferà non sarà altro che l'unione con Dio.

Una cosa sorprendente delle virtù teologali della fede, della speranza e della carità è ciò che ci dicono del presente: con il dono della grazia santificante, ci viene già data una partecipazione alla vita divina. Anche in questa vita, possiamo iniziare la vita eterna con Dio che speriamo: “[L]qui sono già presenti in noi le cose che si sperano: la vita intera, vera. E proprio perché la cosa stessa è già presente, questa presenza di ciò che verrà crea anche certezza. . . . [La fede] ci dà anche adesso qualcosa della realtà che stiamo aspettando, e questa realtà presente costituisce per noi una 'prova' delle cose che sono ancora invisibili. La fede attira il futuro nel presente, perché non sia più semplicemente un 'non ancora'” (7).

La speranza teologale trasforma la nostra vita attuale: «Solo la grande certezza della speranza che la mia stessa vita e la mia storia in generale, nonostante tutti i fallimenti, siano tenute salde dalla forza indistruttibile dell'Amore, e che questo dia loro senso e importanza, solo questo genere di di speranza può poi dare il coraggio di agire e di perseverare» (36).

È facile per le cose in questa vita distogliere la nostra attenzione da ciò che alla fine conta, dal nostro obiettivo finale e dalla grazia che ci è già stata data. Perciò, in questo tempo, ricordiamoci spesso della nostra speranza, mentre celebriamo la venuta dell'Emmanuele, Dio con noi.


fr. Pasquale Strader, OP | Incontra i Fratelli Studenti in Formazione QUI