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Una veglia nel Getsemani

Vediamo facilmente che la Chiesa è saggia nell'instaurare la Quaresima. Siamo peccatori – egoisti, carnali e di mentalità terrena – e quindi non sorprende che abbiamo bisogno di una stagione dedicata alla preghiera intensa. Aspettarsi di raggiungere una conversione più profonda altrimenti è pura follia, come andare a fare surf nel Mojave. No, da oltre due millenni la Chiesa studia il peccato in modo molto dettagliato: ne ha percepite le cause profonde, e ne ha scoperto cure efficaci. La sua insistenza sulle osservanze quaresimali, quindi, è fondata. Bisogna pregare, ma come? Possiamo guardare al racconto dell'agonia di Gesù nel Getsemani per una piccola guida.

Avendo scelto Pietro, Giacomo e Giovanni per accompagnarlo durante il suo tempo di estremo dolore e paura, Gesù viene al Getsemani, ma, cercando la solitudine, si separa anche da questi tre, dicendo: "Rimani qui e veglia con me". (Matteo 26:38). Va a un tiro di schioppo, cade a terra e prega: “Padre mio, se è possibile, passi da me questo calice; tuttavia, non come voglio io, ma come vuoi tu». (Matteo 26:39). La sua morte crudele ei tanti peccati che dovrà sopportare sono così pesanti nella sua mente che il sangue si mescola al suo sudore e la sua anima anela alla vita. Mentre Egli giace tormentato, però, i tre Apostoli, non lontano, giacciono nel sonno.

Cosa avrebbero dovuto pensare di fare con la richiesta di Gesù: “veglia con me?” Cosa avrebbero dovuto fare quando le loro palpebre si sono abbassate? Poiché era tardi, avevano molto vino a cena ed erano addolorati per le parole profetiche del loro Signore. Forse voleva solo che facessero come Lui: allontanare la debolezza del corpo, pensare alla sua morte imminente, e rendersi conto per cosa e per chi è venuta.

Forse è quello che vuole che facciamo anche durante la nostra giornata, per pensare alla sua passione e ai peccati del mondo. Anzi, ci dice attraverso gli Apostoli di “rimanere qui”, cioè nel Getsemani. Infatti, contemplando i suoi dolori, vediamo manifestarsi liberamente l'amore infinito. Cristo, che avrebbe potuto semplicemente mozzare un dito o spezzare un chiodo per salvarci, decide di sfogarsi completamente sotto flagello e sputo, martello e chiodo. Perché questa prodigalità o, per le nostre menti calcolatrici, perché questo spreco? Chi può dire, se non che sa di Misericordia e suona Divino? Tale fu la via scelta dal Padre e accolta dal Figlio; ora è il corso attraverso il quale l'azione divina si diffonde sull'umanità.

E così, in questo tempo di dolore, un buon punto di partenza nella nostra preghiera è quello di far compagnia a nostro Signore nel Getsemani, non disturbandolo, non chiamandolo, ma stando con Lui in silenzio, addolorati per il suo dolore, e vegliando con Lui nella notte. Così potremmo essere incoraggiati nel vedere il suo grande amore per noi, così che anche noi, come sue membra, potessimo bere il calice che ci passa da lui, dicendo: "Sia fatta la tua volontà!"


fr. John Peter Anderson, OP | Incontra i Fratelli Studenti in Formazione QUI